mercoledì 21 giugno 2017

Il Jobs act degli autonomi

Finalmente è legge il Jobs act degli autonomi. Vediamo, punto per punto, i "più" e i "meno" delle nuove norme, con l'avvertenza che questo è il post di un blog e non una relazione da presentare ad un convegno, per sono riflesse le opinioni personali dell'autore.


Novità fiscali



Pagamenti: dopo 30 giorni dal mancato pagamento della fattura, scattano gli : di mora.

Più: è sufficiente l'invio della fattura, della parcella o della proforma per produrre dopo 30 giorni il decorso automatico degli interessi di mora.

Meno: se il cliente non paga la fattura, figuriamoci se paga gli interessi di mora. E se paga in ritardo, il costo del recupero degli interessi (per non parlare dei tempi) può essere superiore alla cifra degli interessi stessi.


Contratti: l'incarico professionale non è più lasciato alla libertà delle parti, ma inizia ad esserci una, seppur limitata, disciplina.

Più: vengono introdotti il divieto di modifica unilaterale del contratto, il divieto di recesso senza preavviso per le prestazioni continuative, il divieto di termini di pagamento superiori a 60 giorni e la forma scritta su richiesta del professionista.

Meno: visti i tempi della giustizia civile italiana, se il committente non rispetta i termini di pagamento, al lavoratore autonomo non resta molto da fare, se non attendere.


Invenzioni: i diritti di utilizzazione economica delle invenzioni spettano al lavoratore autonomo.

Più: viene limitato l'abuso di posizione dominante da parte dei committenti.

Meno: situazione che coinvolge un numero limitato di professionisti.


Spese di vitto e alloggio: le spese di vitto e alloggio, documentate analiticamente e riaddebitate al committente non concorrono al limite di deducibilità del 2%, bensì sono interamente deducibili.

Più: finalmente viene chiarita una questione dubbia.

Meno: il divieto di doppia imposizione presente nel nostro ordinamento tributario, anche prima del Jobs act, permetteva di dedurre la spesa rimborsata in caso di tassazione del rimborso .


Spese di formazione: Deduzione al 100% delle spese di formazione, con tetto di 10.000 euro / anno.

Più: dato sempre più professioni prescrivono la formazione continua, finalmente è possibile dedurre per intero quanto si deve spendere.

Meno: non me ne vengono in mente.



Rapporti con la pubblica amministrazione



Placement: gli sportelli lavoro presso i centri dell'impiego tratteranno anche il lavoro autonomo.

Più: non me ne vengono in mente.

Meno: gli sportelli lavoro, che hanno sostituito gli uffici di collocamento, già non funzionano per i dipendenti.


Bandi pubblici: le pubbliche amministrazioni promuovono la partecipazione dei lavoratori autonomi agli appalti pubblici

Più: ???

Meno: ???


Reti e consorzi: possibilità di costituire reti, consorzi e associazioni temporanee per partecipare a bandi e appalti

Più: i lavoratori autonomi, riuniti in reti o ATS, potranno partecipare direttamente agli appalti pubblici.



Welfare



NB: questa sezione riguarda unicamente gli iscritti alla gestione separata INPS; non si applica ai professionisti iscritti alle casse di previdenza professionali.


Maternità e malattia: riduzione dei requisiti per l'indennità di maternità e modifica dei requisiti per quella di malattia.

Meno: intanto viene previsto un aumento dei contributi INPS fino allo 0,5%; per le modifiche ai requisiti occorre attendere un decreto del governo.


Ammortizzatori sociali: viene resa permanente l'indennità Dis-coll.

Più: se si hanno almeno 3 mesi di contributi tra il 1° gennaio e la fine del contratto, si ha diritto all'indennità.

Meno: riguarda solo i CoCoCo e i CoCoPro, che però è una forma contrattuale soppressa dal Jobs act del 2015. Come scritto sul sito INPS, non spetta (il grassetto è presente nell'originale!) a titolari di partita IVA, assegnisti di ricerca, dottorandi e titolari di borse di studio.


Congedi parentali: passa da 3 a 6 mesi entro i 3 anni del bambino.

Più: non è richiesto il requisito contributivo se il congedo è fruito nel primo anno di vita del bimbo.

Meno: situazione difficilmente applicabile alle partite IVA.


Malattia: diritto ai periodi di malattia in caso di gravi patologie.

Più: raddoppio dell'indennità spettante.


Maternità: cancellato l'obbligo di astensione dal lavoro.

Più: finalmente!


Gravidanza, malattia e infortunio: diritto a conservare il rapporto di lavoro per 150 giorni, con sospensione di attività e senza compenso. La lavoratrice madre, con il consenso del committente, può farsi sostituire da altri lavoratori autonomi di propria fiducia.

Meno: il committente può interrompere il rapporto per il venir meno dell'interesse o negare il consenso alla sostituzione per maternità.


martedì 27 settembre 2016

Finalmente!

Finalmente qualcosa di cui essere orgogliosi come contribuenti italiani: le nostre tasse finanziano uno dei migliori servizi sanitari nazionali al mondo, un servizio "che si occupa proprio di tutti, indipendentemente dal ceto sociale e dalle possibilità economiche". Parole del prof. Giuseppe Remuzzi sul Corriere di oggi. http://www.corriere.it/salute/16_settembre_27/salute-mondo-classifica-l-italia-ventesima-male-qualita-dell-aria-bimbi-sovrappeso-5072f396-8437-11e6-b7a9-74dcfa8f2989.shtml

venerdì 11 marzo 2016

Minimi e Certificazione Unica

Confermato anche per quest'anno l'orientamento del fisco già chiaramente espresso nel 2015: la Certificazione Unica (modello CU 2016) non è solo la certificazione delle ritenute operate, ma è la certificazione dei compensi, anche quanto non vi sono ritenute.

Infatti nelle istruzioni pubblicate dall'Agenzia delle Entrate compaiono puntualmente le indicazioni (pur se slittate da pag. 35 a pag. 56 delle istruzioni, vista la quantità di dati che trovano posto nella CU di quest'anno) relative alle modalità con cui deve essere compilata la certificazione quando il percettore è un "minimo" o un "forfetario":



Domanda: se le istruzioni spiegano dettagliatamente come si compila la certificazione per "minimi" e "forfetari", non ci sarà forse l'obbligo di rilasciare la CU 2016 anche a tali soggetti?

venerdì 13 novembre 2015

Cellulari e tassa di concessione governativa

Dopo che la Corte di giustizia europea ha confermato la legittimità della tassa di concessione governativa sui telefonini (sentenza C-416/14), per le partite IVA diventa più semplice capire se il cellulare è una spesa lavorativa oppure personale.

La tassa di concessione governativa per la telefona mobile è normalmente 12,91 euro al mese. E’ però possibile chiederne la riduzione a 5,16 euro ma, a tale scopo, bisogna rilasciare al gestore una dichiarazione secondo cui l’utenza è "ad esclusivo uso personale". Siccome tale dichiarazione ha natura fiscale, è evidente che non si possa poi sostenere, per dedurne i costi in UNICO, che la medesima utenza sia "ad uso lavorativo".

Riassumendo:
- tassa di concessione piena (12,91 euro al mese) = costo deducibile e IVA detraibile, per inerenza all'attività svolta;
- tassa di concessione ridotta (5,16 euro al mese) = costo indeducibile e IVA indetraibile in quanto si tratta di spesa personale.

sabato 17 ottobre 2015

Il Jobs act degli autonomi

Dopo la riforma del mercato del lavoro dipendente, il Governo si impegna a mettere mano anche  al mondo delle partite IVA. Tecnicamente ciò avverrà tramite un disegno di legge (Ddl) che costituirà un collegato alla legge di Stabilità 2016.

La riforma riguarda professionisti e lavoratori autonomi mentre esclude i piccoli imprenditori artigiani e commercianti iscritti al Registro imprese. Sostanzialmente, chi dichiara il proprio reddito nel quadro RE è coinvolto dalla riforma mentre chi lo dichiara nei quadri RG o RF è escluso. Chi compila il quadro LM rientra nella riforma solo se barra la casella "Autonomi", mentre con le altre due caselle è fuori.

La riforma dovrebbe articolarsi su due pilastri: da un lato vi è l'aspetto fiscale e dall'altro quello della tutela nei rapporti giuridici.

Sotto il primo aspetto la riforma dovrebbe prevedere

  • maggiori deduzioni per le spese di formazione
  • ampliamento della tutela della maternità
  • riforma del regime forfetario (ex regime dei minimi)

Formazione: verrà data la possibilità di dedurre per intero, entro il massimale annuo di 10.000 euro, le spese per la formazione professionale del lavoratore autonomo (corsi, congressi, master ecc.). Tali spese sono attualmente deducibili solo per il 50% di quanto pagato.
Maternità: l'indennità verrà riconosciuta dall'INPS indipendentemente dall'effettiva astensione dall'attività lavorativa, con lo stesso trattamento economico e previdenziale attualmente previsto per i dipendenti.
Minimi: verranno innalzati i limiti di compensi per rientrare nel regime agevolato e verrà ridotta al 5% l'aliquota dell'imposta sui redditi per l'anno di inizio dell'attività e i 4 successivi in caso di attività "nuova". Verosimilmente i requisiti di "novità" rimarranno quelli già previsti per il regime dei minimi in vigore dal 2012.

Sotto l'aspetto della tutela dei diritti dei lavoratori autonomi è prevista l'estensione degli interessi di mora "automatici" previsti per i crediti commerciali anche ai contratti nei quali il creditore è un lavoratore autonomo e l'applicazione del "rito del lavoro", più semplice e rapido di quello ordinario, anche alle controversie relative ai rapporti di lavoro autonomo.

Al momento tutte le informazioni derivano da quanto annunciato dal presidente del Consiglio in conferenza stampa; una valutazione più completa sarà possibile quando sarà disponibile la formulazione ufficiale del Ddl.

lunedì 8 giugno 2015

Ritenute, certificazioni & C.

In prossimità delle scadenza annuale del modello UNICO, anche quest'anno si presentano i consueti problemi dei professionisti che non ricevono le certificazioni dei compensi, che si sentono opporre strane scuse dai loro clienti o che non hanno il documento per detrarre le ritenute subite.

Uno dei problemi più frequenti è quello dei soggetti che applicano il regime dei "minimi" e non ricevono le certificazioni rilasciate dai loro clienti. Con le istruzioni della Certificazione Unica 2015 (pag. 35) il fisco ha spiegato anche a tutti coloro che non avevano capito il precedente concetto di certificazione dei compensi E delle ritenute, scrivendo, per il punto 4 della CU 2015, che

Istruzioni CU 2015


Quindi, non vi dovrebbe essere più nessun dubbio che la certificazione dei compensi va rilasciata anche ai "minimi", pur in assenza di ritenute. Speriamo.


Il secondo problema riguarda il mancato ricevimento delle certificazioni. "Che cosa succede se non me la mandano?", questa è la domanda che si sente spesso. Fortunatamente la risposta ce l'abbiamo già dal marzo 2009, nella risoluzione 68/E/2009: è possibile detrarre dai versamenti del modello UNICO le ritenute quando si può dimostrare di avere incassato il netto della fattura tramite mezzi di pagamento tracciabili, anche se la certificazione non arriva.

Sarebbe teoricamente possibile scomputare le ritenute anche per i pagamenti in contanti, dato che l'articolo 22 comma 1 lettera c) del DPR 917/1986 prevede che "dall'imposta [...] si scomputano [...] le ritenute alla fonte a titolo di acconto operate, anteriormente alla presentazione della dichiarazione dei redditi, sui redditi che concorrono a formare il reddito complessivo". Però, dimostrare che un incasso in contanti ha riguardato il netto invece che il totale della fattura, diventa la "prova impossibile"…

mercoledì 31 dicembre 2014

Minimi 2015 alla partenza

La conversione della legge di stabilità 2015 non ha introdotto modifiche rispetto alle bozze circolate da ottobre in poi per cui i commenti presenti in questo blog rimangono validi.

Il post del 21 dicembre subito qui sotto riepiloga le condizioni per l'accesso e l'eventuale passaggio automatico al nuovo regime in presenza delle condizioni di ammissione.

Confermato dall'art. 1 comma 88 della legge di stabilità che gli attuali "minimi" possono conservare il regime agevolato con tassazione al 5% fino alla scadenza naturale:
I soggetti che nel periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2014 si avvalgono del regime fiscale di vantaggio di cui all'articolo 27, commi 1 e 2, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, possono continuare ad avvalersene per il periodo che residua al completamento del quinquennio agevolato e comunque fino al compimento del trentacinquesimo anno di età.

Confermata infine la soppressione del regime per le nuove iniziative introdotto dall'art. 13 legge 388/2000 (c.d. "regime delle nuove iniziative") che, di fatto, non era più utilizzato dal 2012 quando la tassazione dei minimi è scesa dal 20% al 5% mentre il regime delle nuove iniziative ha conservato la tassazione al 10%.